Raimondo Rezzonico

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Dalla Lombardia alla Svizzera

La storia della Rezzonico Editore parte agli inizi del Novecento e ha come protagonista la famiglia Carminati, gente bergamasca piena d'inventiva e volontà, arrivata in Svizzera in cerca di lavoro. Misero radici e famiglia e fu il giovane Vito Carminati, nato in Svizzera, ad appassionarsi alla tipografia e ai giornali.
Ma ecco la sua storia.

Vito Carminati andò a lavorare in una tipografia del Locarnese, la Giugni. È la più antica del cantone. Imparò il mestiere, ne rubò i segreti, e nel 1918 aprì una propria tipografia. Niente di che, una cosa piccola piccola, dove all'interno aveva un unico e solo macchinario: una pedalina semiautomatica a piombo.

S'inizia con una pedalina…
Gli affari vanno bene, meglio del previsto. Carminati con la moglie, fatti quattro conti, decide di acquistare un terreno. Qui, in via Luini a Locarno, inizia a costruire quella che sarà la sua abitazione ma, soprattutto, il posto di lavoro. Al pian terreno troverà posto la tipografia. Insomma, tutt'intorno a quella pedalina semiautomatica a piombo, Carminati installa altri macchinari. Nulla di grande, per lasciare spazio ad un progetto, un sogno: una macchina per stampare giornali.

I primi giornali
Presto il progetto di Carminati diventa realtà. La piccola tipografia è pronta a far girare la tanto desiderata macchina di stampa. Gli accordi ci sono. E paiono solidi. Il Partito radicale ticinese gli assicura la stampa del proprio giornale, "Il Cittadino". Per Carminati le cose si mettono al meglio. La famiglia, che in quegli anni era stata allietata della nascita della figlia Leila, vede con tranquillità il proprio futuro. Ma non per molto. "Il Cittadino" interrompe le pubblicazioni.
Carminati non si dà per vinto. Ha una famiglia a cui pensare, ma soprattutto una passione e un sogno da coltivare. Grazie ai contatti tessuti in quegli anni, stipula un contratto con il Partito agrario. "Il Paese" uscirà due volte la settimana. È così che Carminati riesce a superare quegli anni di crisi.

Nasce l'"Eco di Locarno"
Nel '35 ha un'intuizione brillante: un giornale per il Locarnese. Una regione particolarmente assetata di notizie. Fonda l'"Eco di Locarno". Lo redige, lo impagina, lo stampa. Poche centinaia di copie, poi un migliaio. Ma sono sufficienti ad un trisettimanale come l'"Eco di Locarno".
Alla testata regionale Carminati, ormai divenuto un punto di riferimento nel Locarnese, pensa di affiancare un quindicinale satirico, "Il Ficcanaso".

Arriva Raimondo Rezzonico
Per tutta la seconda metà degli anni '30, la strada per la tipografia Carminati sarà in discesa. La tipografia ha un solo impiegato e un solo redattore. E i giornali sono di sole quattro pagine. Insomma, il business funziona. Grazie alle intuizioni e alla caparbietà di Vito Carminati, ma pure agli stimoli e ai consigli di Raimondo Rezzonico. Chi è quest'ultimo? Un geniale giovanotto, di bella presenza, con la passione dell'informazione, dello spettacolo e dell'arte. In quegli anni frequenta la Magistrale a Locarno. Non manca un giorno in tipografia. La sua passione lo spinge infatti, appena può, ad andare a curiosare fra le macchine da stampa di Vito Carminati. È qui, giorno dopo giorno, che scopre e assorbe i segreti del mestiere. E nello stesso tempo la simpatia e la bellezza della figlia di Carminati, Leila. La sposa nel 1942.

Dalla scuola al giornalismo
Rezzonico con il diploma di insegnante in tasca inizia la sua carriera. Ma la scuola non è il suo pane. Diventa giornalista, ed è assunto alla radio. Ma non tralascia le passioni di sempre: lo spettacolo e l'arte. Ha una particolare propensione per il ballo, ma soprattutto per la musica e il canto. Con le sorelle crea un gruppo e si esibisce in pubblico ottenendo grande successo. Nel cuore ha però il giornalismo. È un bravo cronista sportivo e il giornalismo resta la sua passione. Niente di meglio allora che decidere di ritirare la tipografia del suocero.

L'intreccio con il festival
Nella metà degli anni Cinquanta dà un nuovo impulso all'attività di Carminati. Assume un redattore, Vinicio Beretta, allora direttore del Festival internazionale del film di Locarno. Beretta lavora come giornalista. Quindi è l'occasione giusta per acquistare una rotativa e sviluppare quello che piano piano sta diventando un gioiello editoriale, l'"Eco di Locarno". Sono gli anni Sessanta.

L'acquisto della "Südschweiz"
L'Eco di Locarno si sviluppa. Nonostante il panorama editoriale ticinese sia sempre più ricco, il Locarnese ha una particolare predilezione per quel giornale nato dal nulla. Ma soprattutto attento ad ogni minima notizia locale. È così che, forte di questa esperienza, Rezzonico aveva deciso, già negli anni Cinquanta, di allargare il proprio campo d'azione ritirando un giornale piccolo piccolo: la "Südschweiz". È scritto in tedesco ma parla del Ticino. Si rivolge ai numerosi ospiti svizzero-tedeschi e germanici. Rezzonico riesce a dare nuova linfa anche a questo giornale, che ribattezzerà "Tessiner Zeitung".

Di padre in figlio
Alla fine degli anni Settanta Raimondo Rezzonico ha un piano preciso in testa. È riuscito a trasmettere al figlio Giò la passione per il giornalismo. Quest'ultimo, terminati gli studi a Firenze, ritornerà in Svizzera e lavorerà, per farsi le ossa, al Corriere del Ticino e alla radio. Il suo percorso è predestinato: entrare nell'azienda di famiglia e, forte dell'esperienza acquisita e soprattutto della caparbietà respirata in famiglia, prenderà in mano, nel 1981, l'"Eco di Locarno".

Dalle Linotype ai computer
Sarà un percorso lento, ma graduale. Un percorso di successo che porta piano piano le copie dell'"Eco di Locarno" da 7 a 9, da 9 a 10, da 10 a 12 mila… La redazione s'ingrandisce, il parco dei collaboratori anche. A metà degli anni Ottanta le Linotype lasciano il posto ai primi computer. Un cervellone informatico occupa lo spazio di una stanza. Anche in questo campo l'"Eco di Locarno" è all'avanguardia, mentre Raimondo Rezzonico passa a coltivare un'altra grande passione: il Festival internazionale del Film, del quale ne è diventato presidente.

La fusione e poi la vendita
All'inizio degli anni Novanta il mercato editoriale subisce le prime scosse. I tre più grandi quotidiani della Svizzera italiana stanno studiando un accordo pubblicitario. L'"Eco di Locarno" gioca d'anticipo e si fonde con uno dei tre, "Il Dovere", organo del Partito liberale radicale. Nasce "La Regione", quotidiano diretto da Giò Rezzonico, con l'obiettivo di tallonare il "Corriere del Ticino". Per una serie di ragioni, a nemmeno un anno dalla nascita, nell'estate del '93, l'editore Rezzonico e il coeditore della Regione, Salvioni, dividono le proprie strade. "La Regione" resta interamente nelle mani di quest'ultimo.

Un nuovo capitolo
Inizia, con la metà degli anni Novanta, un nuovo capitolo, per quella che allora si chiamava "Arti grafiche Rezzonico". All'azienda, oltre alla tipografia commerciale – che negli anni aveva comunque allargato il proprio raggio d'azione e i propri macchinari – restano la "Tessiner Zeitung" e il settimanale del Grigioni italiano "La Voce delle Valli". Ma soprattutto resta la voglia e la volontà di tirare su la testa rimboccandosi le maniche per tornare tra i protagonisti dell'editoria ticinese.

Nasce "Il Caffè"
Contemporaneamente allo sviluppo della "Tessiner Zeitung" – che poggerà nuove basi nel mercato turistico e del tempo libero –, l'azienda studia la nascita al suo interno di un Centro editoriale. Una sorta di "service" giornalistico, grafico e di stampa. Sarà un'ottima intuizione, che nel giro di pochi anni darà vita a una serie di pubblicazioni, edite da Rezzonico per conto proprio o per conto terzi. Fra queste "Il Caffè". Il giornale è nato nel 1994 come quindicinale culturale e per il tempo libero. Edito da GastroTicino, l'associazione dei ristoratori, in poco tempo il giornale ha raggiunto le 40 mila copie. Nel 1998, grazie a una fattiva collaborazione con il maggiore editore svizzero, Ringier, "Il Caffè" si è trasformato in settimanale pubblicato la domenica, giorno in cui in Ticino i quotidiani non escono.

Un'azienda in buona salute
Oggi il Caffè conta oltre 51 mila copie e 106 mila lettori, sani margini operativi e di sviluppo. Attorno ad esso c'è un'azienda fatta di piccole e medie pubblicazioni, nate nella seconda metà degli anni Novanta e ora forti dell'esperienza acquisita dalla Rezzonico con il defunto "Eco di Locarno" e i rinati "Tessiner Zeitung" e "Voce delle Valli".
Ma i giornali sono solo una fetta, seppur la più importante, della Rezzonico editore. Altre sono costituite dalla tipografia commerciale e da un centro servizi di comunicazione in grado di seguire, dall'A alla Zeta, chiunque abbia bisogno di comunicare e di promuovere un prodotto, un evento, una qualunque iniziativa.

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